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Visite guidate Siena e provincia PDF Stampa E-mail

Sono una guida, non un’agenzia di viaggi, ma conosco bene Siena e la sua provincia e posso darvi molti stimoli: fra le mie proposte potreste individuare quella gradita o potreste, invece, shakerarle e trovare la vostra sconfinando anche nella provincia di Arezzo.

Informatemi sui vostri interessi ed io vi proporrò un itinerario su misura, magari arricchito con un gioiello inatteso che molti turisti ignorano!

Siena


 

 

Visitare il Palazzo Pubblico di Siena, che è il più grande, per estensione, fra gli edifici gotici d’Italia, significa scoprire saloni riccamente decorati e partecipare ad una bella lezione di educazione civica che prende le mosse dalla Sala del Risorgimento e, attraverso la Sala del Concistoro con i colori puri e trasparenti di Domenico Beccafumi, l’Anticappella con gli affreschi di Taddeo di Bartolo e la Sala del Mappamondo con i dipinti di Simone Martini, essa culmina nella Sala della Pace in cui Ambrogio Lorenzetti dipinse l’Allegoria del Buono e del Cattivo Governo fra il 1338 e il 1340. Ci si sente tenuti per mano dai personaggi che ci guardano dalle pareti e ci richiamano alla virtù civica e politica, al rispetto dei deboli da parte dei potenti, ad un governo della cosa pubblica ispirato dalle virtù cardinali e teologali e che si regge sulla Giustizia e sulla Concordia, uniche garanti della  Sicurezza.

Questi capolavori nacquero come manifesto politico di una classe dirigente consapevole e determinata: il palazzo fu edificato dal 1296 al 1310 - alcuni sostengono che fu terminato nel 1305-  perché si ritenne che i rappresentanti della Repubblica di Siena dovessero risiedere in un palazzo pubblico indipendente sia dai nobili che dalla Curia. Le idee furono chiare fin dall’inizio: nel 1297 il Governo dei Nove vietò la costruzione di ballatoi lignei e di tettoie nei palazzi prospicienti la Piazza del Campo, prescrivendo le finestre a colonnelli, insomma solo bifore o trifore, in pietra o in marmo. Iniziativa unica nella storia dei comuni medievali!

La Piazza del Campo fu finita entro il 1352: Palazzo Pubblico, pavimentazione, Torre del Mangia, Cappella di Piazza; c’era anche una fontana, benché diversa dall’elegante fontana di Jacopo della Quercia.

Anche la visita all’antico ospedale di S. Maria della Scala contribuisce a dare spessore all’identità civica di Siena: fondato nell’898, quale primo centro medico in Europa, le sue corsie vennero riccamente affrescate dai più importanti artisti senesi del ‘400.

Infine, dal macro al micro: suggerisco una visita al Museo delle Biccherne, presso l’Archivio di Stato, che bene esprime la passione civica e la sensibilità artistica dei reggitori della cosa pubblica dell’epoca, i quali facevano raccogliere i documenti pubblici (la Biccherna fu la suprema magistratura finanziaria della Repubblica senese dal XII secolo in poi) fra due tavolette di legno che fungevano da copertina, una delle quali veniva decorata. Ne sono rimaste un centinaio, spesso piccoli capolavori di Ambrogio Lorenzetti, Giovanni di Paolo, Lorenzo di Pietro, Benvenuto di Giovanni, Francesco di Giorgio Martini, Domenico Beccafumi, Francesco Vanni.

 

 

 

 

 

 

 

 

Siena è luogo di santi, o almeno lo è stata! Li incontri un po’ dovunque: nelle piazze come San Bernardo Tolomei, che ci guarda dalla facciata della chiesa di San Cristoforo, e per le strade come i santi patroni di Siena, Ansano, Savino e Vittore che, dalla Loggia della Mercanzia, si rivolgono verso chi scende da Via Banchi di Sopra; purtroppo non fa più parte del gruppo San Crescenzio, il quarto santo protettore della città, che era un ragazzo di circa undici anni e pare che una sera si sia sporto troppo dalla sua nicchia per seguire con grande curiosità il passaggio di una bella processione … così è finito a terra, frantumandosi in mille pezzi!

A Siena i beati sono ancora più numerosi ma, a parte il rapporto molto diretto e speciale che i Senesi sentono di avere con la Madonna, sono Santa Caterina e San Bernardino i “veri” santi di Siena, benché non patroni.

Di Santa Caterina è rimasto molto: le sacre reliquie (testa e pollice destro) nella Basilica di San Domenico (nella cui Cappella delle Volte hanno avuto luogo alcuni dei suoi miracoli e dove si trova anche il suo ritratto),  la sua casa, il Crocifisso davanti al quale ricevette le stimmate e Fontebranda dove Santa Caterina andava a prendere l’acqua. A Siena si può rifare il percorso che lei faceva tutti i giorni per prestare la sua opera in ospedale: Via della Galluzza, Via di Diacceto, Piazza San Giovanni e su, su per la scalinata che dal Battistero conduce al Duomo, dove una sera Santa Caterina fu assalita dal Maligno e lei cadde sui gradini, allora in mattoni, rompendosi gli incisivi. Infine l’Oratorio di Santa Caterina della Notte in Santa Maria della Scala perché, secondo la tradizione, ella si fermava spesso a dormire sulla nuda pietra dopo aver curato gli infermi.

L’altra figura religiosa di spicco, San Bernardino, fu un Minore Osservante, umile frate che seppe rifiutare ben tre nomine a vescovo, appassionato e instancabile predicatore fino alla fine, sopraggiunta nel 1444; sei anni dopo fu canonizzato ufficialmente. A Siena la toponomastica ci ricorda dove fece la sua prima predica, in piedi su una pietra (Via del Sasso di San Bernardino), mentre una targa sul selciato antistante il Palazzo Pubblico ci permette di immaginare il pulpito da cui predicò nel 1427, come mostra il dipinto di Sano di Pietro nel Museo dell’Opera del Duomo; un altro dipinto dello stesso autore ci ricorda le sue prediche davanti alla Basilica di San Francesco: è una chiesa importante che, benché abbia avuto una storia difficile, è ancora ricca di capolavori e conserva anche le 223 sacre Particole consacrate il 14 agosto 1730, poi trafugate, quindi ritrovate e “ancora fisicamente incorrotte, chimicamente pure e non presentano alcun principio di corruzione”. Esse costituiscono il miracolo eucaristico permanente di Siena.

A fianco di San Francesco c’è il Museo Diocesano con un piccolo tempio artistico, l’Oratorio di San Bernardino, decorato dai più famosi pittori senesi del ‘500; da non trascurare gli altri spazi espositivi, perché ci sono opere molto belle come la Madonna del Latte di Ambrogio Lorenzetti.

Il ritorno in Piazza del Campo permette di fare una sosta nella Collegiata di Santa Maria in Provenzano, sorta a seguito dei miracoli attribuiti all’immagine della Madonna di Provenzano a partire dal 2 luglio 1594. Da qui la dedica del Palio del 2 luglio a questa immagine, l’abitudine di deporre in chiesa il drappellone prima della corsa e anche quella di riportarvi il cencio per il solenne, emotivo ringraziamento da parte dei contradaioli della Contrada vincitrice. In città San Bernardino è onnipresente grazie ai numerosissimi trigrammi: JHS (Jesus hominum Salvator), ovvero il simbolo che egli mostrava sempre durante le sue prediche; esso si trova spesso negli architravi delle porte d’ingresso delle abitazioni con funzione apotropaica e per lo stesso motivo, suppongo, nel 1425 fu apposto un enorme sole raggiato con il trigramma di Cristo anche sulla facciata del Palazzo Pubblico.

 

A Siena una grande dignità civica è sempre stata unita ad un grande fervore religioso.

 

 

 

 

 

 

 

 

Il Duomo è certamente una sintesi di contenuti civili, religiosi e artistici, benché i primi siano quasi preminenti nello sforzo di farlo divenire il simbolo della grandezza della città: più volte ampliato, sarebbe dovuto diventare il transetto di una chiesa molto più vasta le cui dimensioni sono suggerite da Piazza Jacopo della Quercia e dal Facciatone, da cui si gode un’indimenticabile veduta di Siena.

Fu compiuto nelle sue parti principali entro il 1215; negli anni ’60 furono realizzati la cupola e il Pergamo di Nicola Pisano, aiutato da suo figlio Giovanni e successivamente, mentre quest’ultimo lavorava alla facciata, Duccio di Boninsegna realizzava la sua splendida vetrata. All’interno è tutto un susseguirsi di capolavori di grandi artisti: vi hanno lavorato giganti della scultura come Antonio Federighi, Michelangelo, Gian Lorenzo Bernini, Donatello, Tino di Camaino, Lorenzo di Pietro; bellissimi gli stalli intarsiati di Fra’ Giovanni da Verona, di una splendida e raffinata purezza i colori del Pinturicchio nella Biblioteca Piccolomini.

Tuttavia, la cosa più speciale del Duomo è, a mio parere, l’incredibile “tappeto” che gli artisti senesi sono riusciti a stendere su tutto il pavimento dal 1396 al 1547. Fallito il tentativo di realizzare il mega tempio, Siena riuscì comunque a pensare in grande, affermando nuovamente i valori artistici e politico-religiosi dello stato senese. Il pavimento del Duomo di Siena consta di 56 riquadri a tarsie marmoree, graffito e mosaico che illustrano le Storie del Vecchio e del Nuovo Testamento per aiutare il fedele ad avvicinarsi all’altare, offrendogli elementi di riflessione religiosi e filosofici. E’ veramente unico!

Com’è unica la Cripta che si trova sotto la Cattedrale e che, liberata da tutti i detriti ai primi del 2000, ha rivelato un ciclo di antichi affreschi risalenti agli anni ’80 del 1200. La visita è emozionante, perché è come entrare in un’antica tomba inviolata: i colori sono incredibilmente vividi!

E sotto la Cripta … il Battistero con un fonte battesimale che costituisce un’antologia della migliore scultura italiana della prima metà del ‘400, grazie a Lorenzo Ghiberti, Jacopo della Quercia e Donatello.

 

Alla fine, usciti in Piazza San Giovanni si ha la sensazione

di essere alla base di una “piramide” di capolavori unici!

 

 

 

 

 

Nell’epoca di maggior gloria per Siena, e cioè nella prima metà del Trecento, fu realizzata un’incredibile quantità di dipinti a fondo oro e si rimase legati a questo gusto anche dopo, quando altrove esso era già del tutto superato. Il risultato è che di dipinti a fondo oro ce ne sono veramente molti a Siena, grazie anche al revival promosso dai Puristi nella seconda metà dell’Ottocento.

Propongo la visita alle sale della Pinacoteca che li ospitano ma, naturalmente, è imperdibile la famosa Maestà di Duccio di Boninsegna nel Museo dell’Opera del Duomo dove troveremo anche la “Madonna dagli occhi grossi” ed il prezioso tesoro della Cattedrale.

 

Durata: 3 h max

Ingressi da pagare: Pinacoteca, Museo dell’Opera del Duomo.

 

 

 

Propongo questa visita a quanti ritengono di conoscere già Siena e di non avere motivi per tornarci: invece, il Santa Maria della Scala costituisce da solo un ottimo motivo!

Esso nacque come ospedale che risulta documentato già nell’ XI secolo; con tale funzione è rimasto attivo fino al 1985, quando fu intrapreso un lungo e impegnativo restauro che l’ha trasformato in un immenso contenitore culturale dove gli spazi espositivi si alternano ai più diversi spazi museali.

Vi troveremo il Museo Archeologico, i Carrocci di antichi Palii, corsie ospedaliere affrescate nel Quattrocento, il luogo dove pregava Santa Caterina da Siena, l’antica sede e la cappella della Società di Esecutori di Pie Disposizioni, ciò che resta della famosa Fonte Gaia di Jacopo della Quercia, le reliquie provenienti da Costantinopoli, le bandiere delle contrade, la sala dei gessi ottocenteschi e la chiesa della SS Annunziata con il Cristo risorto, bellissimo, di Lorenzo di Pietro.

Il Santa Maria della Scala è davvero “una città dentro la città” … c’è da smarrirsi in mezzo a tanta e varia bellezza!

 

Durata: 3 h max

Ingresso da pagare: Santa Maria della Scala

 

 

 

Tour dedicato alla passione dei Senesi, il Palio, di cui c’è molto da sapere: l’origine del nome, la differenza fra Palio alla Lunga e Palio alla Tonda, il masgalano, i canapi e, soprattutto, la liturgia del Palio che non si limita alle quattro giornate in cui è organizzato, ma abbraccia tutto l’anno, anzi, tutta la vita dei Senesi!

Vedremo la sede di una contrada con la Sala delle Vittorie ed il suo museo, la fontanina usata per il Battesimo Contradaiolo, la Cattedrale di Santa Maria Assunta e la Collegiata di Santa Maria in Provenzano, le chiese del Palio, dove si depone il drappellone prima della corsa e si riporta il cencio per il te deum, solenne ed emotivo ringraziamento da parte dei contradaioli vittoriosi.

Infine, Piazza del Campo dove tutto si compie.

 

Durata: 3 h max

Ingressi da pagare: sede di contrada, Cattedrale dell’Assunta.

 

 

 

A parte i santi patroni, che sono ben quattro, Siena ha dati i natali ad altri due e ne ha naturalizzato un terzo; senza contare il rapporto molto speciale che i senesi ritengono di avere con la Madonna. Parleremo di tutto ciò, visitando alcuni dei luoghi più sacri della città e attraversandone le vie più pittoresche.

 

Durata: h 3,40

Nessun ingresso da pagare

Obbligatorio: bastoncini, kway, cambio, felpa, acqua. NO zaino. Nei gruppi assistiti da un istruttore i bastoncini verranno forniti.

 

 

 

In passato Siena fu una tappa fissa dei Romei dei quali rifaremo il percorso: Porta Camollia, Via Banchi di Sopra, quindi Via dei Pellegrini che li conduceva nei pressi della cattedrale: i Romei si ritempravano fisicamente e spiritualmente nella Cripta e, dopo, entravano in Duomo. Arrivato il momento della partenza, attraversavano Piazza del Campo, puntando su Porta Romana per uscire dalla città e continuare il loro cammino verso Roma.

 

 

Durata: h 3,35 Il tour può diventare un FD (6 ore) se abbinato a "Siena Nascosta": i pellegrini non si perdevano mai le famose reliquie del Santa Maria della Scala!

Ingressi da pagare: Cripta, Duomo e, eventualmente, Santa Maria della Scala.

Obbligatorio: bastoncini, kway, cambio, felpa, acqua. NO zaino. Nei gruppi assistiti da un istruttore i bastoncini verranno forniti.

 

 

 

Le fontane di Siena non sono solo belle e, spesso, monumentali; esse sono il frutto della caparbietà e dell’operosità di una cittadinanza che ha realizzato la più importante opera idraulica d’Italia, dopo l’acquedotto di Roma. Poiché zampillano un po’ ovunque, questo percorso ci permetterà di scoprire buona parte della città!

 

 

Durata: h 4,00

Nessun ingresso da pagare.

Obbligatorio: bastoncini, kway, cambio, felpa, acqua. NO zaino. Nei gruppi assistiti da un istruttore i bastoncini verranno forniti.

 

 

 

Provincia di Siena


 

 

L’attuale Pienza è l’antica Corsignano dove la famiglia Piccolomini aveva dei possedimenti. Enea Silvio Piccolomini vi nacque nel 1405 e, dopo una fortunata carriera politico-diplomatica, si fece prete e bruciò in breve tutte le tappe: fu nominato presto vescovo, poi cardinale e, nel 1458, fu eletto Papa col nome di Pio II.

Fine umanista, scrisse molti libri in latino ma l’opera più famosa rimane I Commentarii, la sua autobiografia che è particolarmente preziosa per acquisire informazioni sulla trasformazione di Corsignano in Pienza, ovvero sulla realizzazione della sua famosissima piazza che a buon diritto può essere considerata la prima traduzione nella realtà di una città ideale progettata da un umanista, lo stesso Pio II, e realizzata da un architetto rinascimentale: Bernardo Gambarelli, detto il Rossellino.

Piazza Pio II è magica: si guarda la Cattedrale e si ha la sensazione che essa “avanzi” verso di noi; le si danno le spalle e la piazza appare prospetticamente ordinata e più profonda di quanto sia in realtà. L’imponenza di Palazzo Piccolomini non altera il perfetto equilibrio e la calibratissima giustezza dei rapporti fra i vari edifici: è uno spazio in cui ci si sente ben collocati, si avverte che esso è stato costruito anche per noi, per farci sentire centrali e perfetti come è perfetta l’ armonia della piazza. Una serena spazialità si ritrova anche all’interno della Cattedrale, dove brillano la luce che giunge da sud e l’oro delle cinque raffinate tavole che Pio II commissionò ai migliori pittori senesi del Quattrocento.

A Pienza si può visitare il palazzo che Pio II si fece costruire chiedendo al Rossellino di farlo “interagire” con il paesaggio: sul retro una bellissima loggia a tre ordini ed un giardino pensile, uno dei primi esempi del genere in Europa.

Anche il Museo Diocesano è strettamente correlato alla figura di Pio II: oltre ai preziosi oggetti liturgici da lui donati alla Cattedrale, è presente il suo piviale di fattura anglicana ricco di preziosi ricami trecenteschi. Vi si ammirano pregevoli oggetti di oreficeria, quadri di primitivi e dei migliori quattrocentisti senesi, statue lignee e, a mio parere, la più bella Madonna col Bambino di Pietro Lorenzetti: è una vera Madonna-mamma alla quale il bambino sembra aggrappato, con un’espressione sognante che rivela tutta la sua dipendenza affettiva.

Da non perdere le casette a schiera fatte costruire da Pio II per quanti erano rimasti senza casa a causa della ristrutturazione della piazza.

Di mattina consiglio la passeggiata che faceva il poeta Mario Luzi partendo dai giardini pubblici, perché il panorama è bellissimo o, in alternativa, suggerisco di scendere alla Pieve di Corsignano, adorna di misteriose sculture primitive e di serpenti, anch’essi scolpiti, che strisciano sulle sue pietre. Alla fine di un pomeriggio estivo, invece, la passeggiata indimenticabile che dà sulla Val d’Orcia è quella che costeggia Via dell’Amore, del Bacio e del Buio

 

 

 

 

 

Se c’è un posto nel Senese dove Bacco è particolarmente invitante, questo è certamente Montepulciano dove è difficile resistere alle insegne delle ospitali cantine del Vino Nobile e al desiderio di “entrare nelle viscere della terra”: troppo interessante, divertente e … gustoso! Non casualmente la manifestazione folcloristica di Montepulciano è il Bravìo delle Botti: l’ultima domenica di agosto i due spingitori di ciascuna delle otto contrade (Cagnano, Collazzi, Coste, Gracciano, Poggiòlo, San Donato, Talòsa e Voltaia) fanno rotolare una botte di 80 kg lungo un percorso in salita di 1800 metri! Il premio è il Bravium menzionato dallo Statuto Comunale già nel 1372, ovvero un pregevole panno scarlatto, all’epoca “del valore di almeno trenta fiorini d’oro”, che reca l’immagine di San Giovanni decollato, patrono della città. La versione del Bravìo con le botti è storia recente, in quanto inizia nel 1974; l’antico bravium era disputato a cavallo, ma nel XVII secolo venne abolito per motivi di ordine pubblico e questa sarà la conclusione di ogni palio alla lunga sia nel Senese che nell’Aretino. La giornata del Bravìo delle Botti è intensa: la mattina ci sono l’estrazione dell’ordine di partenza delle botti, la marchiatura a fuoco, la consegna da parte del Comune al Magistrato delle Contrade del Panno del Bravìo, l’offerta dei ceri nella Cattedrale; alle 17.00 il corteo storico che vede la partecipazione di oltre 300 figuranti in costume. Infine, alle 19.00 inizia la corsa e, dopo cena, grandi festeggiamenti allietati dalla necessaria quantità di Vino Nobile!

Montepulciano è di origini etrusche e ha sempre goduto dei vantaggi della sua posizione geografica prospiciente la fertile Valdichiana; per questo, non appena iniziarono le tensioni fra Siena e Firenze, essa divenne subito uno dei motivi del loro contendere: lo stressante “tira e molla” andò avanti fino al 1511 quando Montepulciano passò definitivamente sotto Firenze. E’ una città che trasuda cultura e antico benessere: il palazzo dell’antiquario Pietro Bucelli ha una balza tutta decorata con lapidi etrusche, il monumentale Palazzo Cervini appartenne a Papa Marcello II, Palazzo Contucci fu iniziato da Antonio da Sangallo il Vecchio , mentre Palazzo Avignonesi fu terminato dal Vignola. Vi sono nati l’umanista Angelo Ambrogini, detto il Poliziano, poeta presso i Medici e i Gonzaga, e anche un Dottore della Chiesa: il Cardinale Roberto Bellarmino.

Grandi scultori l’hanno resa bella: Michelozzo e Donatello in Sant’Agostino, nuovamente Michelozzo in Cattedrale con il famoso Cenotafio Aragazzi e Antonio da Sangallo il Vecchio in San Biagio, uno dei più significativi monumenti del Rinascimento italiano, che impreziosisce le pendici della collina di Montepulciano con la sua imponente, isolata e candida presenza.

Una sosta al Museo Civico verrà premiata dalla scoperta di rari pezzi etruschi, di una splendente collezione Robbiana e della ricca Pinacoteca Crociani.

 

 

 

 

 

Gli Etruschi hanno lasciato testimonianze importanti anche nel territorio senese, in particolare, a Chiusi e a Chianciano nei cui musei si trovano reperti notevoli; il filo rosso che collega i due musei è l’ acqua che ha costituito un aspetto fondamentale di questo territorio e del suo sviluppo .

Vedremo il Museo Civico Archeologico delle Acque di Chianciano, ospitato dall’ottocentesco ex-granaio Simoneschi, quindi visiteremo il pregevole Museo Archeologico Statale di Chiusi.

La visita ha una durata di mezza giornata che può diventare di una giornata intera con due sezioni del Museo Civico di Chiusi: la Sezione Attività Produttive, che parla dello sviluppo economico dell’antico ager clusinum, prospiciente le sponde del lago Trasimeno, e la Sezione Epigrafica che è accolta dalle cantine Bonci Casuccini: una serie di cunicoli sotterranei che facevano parte dell’ingegnoso sistema di drenaggio ideato dagli Etruschi per sfruttare le acque di infiltrazione e di falda. Spettacolare affaccio su un pozzo etrusco a circa 35 metri di profondità dal piano stradale.

 

Durata: 3/6 h max

Ingressi da pagare: Museo Civico Archeologico delle Acque di Chianciano, Museo Archeologico Statale di Chiusi, Museo Civico di Chiusi: Sezione Attività Produttive e Sezione Epigrafica.

 

 

 

Ancora oggi si riesce a capire molto bene perché San Bernardo e i suoi pii amici decisero di ritirarsi in quest’angolo delle Crete Senesi per dar vita alla Congregazione Benedettina degli Olivetani: il paesaggio circostante è aspro ma non distoglie dalla meditazione, bensì la favorisce. Appena si oltrepassa il ponte levatoio e la porta del monastero si percepisce solo pace e tranquillità all’ombra dei lecci e dei cipressi che lo circondano. Visiteremo la chiesa con il crocifisso di San Bernardo, gli splendidi postergali del coro ed il chiostro maggiore affrescato riccamente da due brillanti pittori del Rinascimento italiano: Giovanni Antonio Bazzi, detto il Sodoma, e Luca Signorelli.

Pranzo nella medievale Buonconvento e visita pomeridiana di Asciano, altro borgo medievale con il pregevole museo ospitato da Palazzo Corboli.

 

Durata: 6 h max

Ingresso da pagare: Museo Civico di Asciano.

 

 

 

Montalcino propone un viaggio nel tempo: c’è la fortezza trecentesca che la domina e che ebbe grande ruolo nella strenue resistenza della Repubblica di Siena nel XVI secolo, le botteghe piccole, il caffè storico dove bere un goccio di Brunello, la farmacia d’epoca, qualcuno che chiacchiera per strada col conoscente e, tutt’intorno, vigne e boschi. Montalcino ha anche un museo pregevole, il Museo Civico e Diocesano, dove troveremo dipinti a fondo oro di importanti artisti senesi, statue lignee policrome, Robbiane, tracce archeologiche ed una pietra che sembra magica e che “conduce” a Sant’Antimo.  Quest’abbazia si trova in una vallecola vicina, isolata e bellissima: le sculture romaniche ci interrogano, il Crocifisso e la Madonna lignei fanno da tramite con la loro ieraticità, il canto gregoriano dei monaci è già “Paradiso” …

 

Durata: 3/6 h max

Ingresso da pagare: Museo Civico e Diocesano di Montalcino.

 

 

 

San Quirico è un borgo medievale che accoglieva i Romei con la sua Collegiata dai bellissimi portali e, dalla fine del XVI secolo, anche con gli eleganti Horti Leonini dove essi potevano riposarsi in un verde colto e rilassante.

Come i Romei, andremo poi a Bagno Vignoni, terme rinomate fin dall’antichità: vedremo la vasca dove si bagnò anche Santa Caterina da Siena, le tracce, scavate nel travertino, dell’attività molitoria che vi è stata svolta per secoli e, in lontananza, la geometrica mole della Rocca di Tentennano.

 

Durata: 3 h max.

Nessun ingresso da pagare

 

 

 

Questo è un viaggio nel turrito medioevo: ci fermeremo a Monteriggioni che pare un’immagine sopravvissuta al tempo con il suo impianto circolare e le sue 14 torri di dantesca memoria.

Quindi raggiungeremo San Gimignano che ne ha altrettante sparse nel suo tessuto urbano: gli amanti dell’arte non potranno perdere la Collegiata e la chiesa di Sant’Agostino; chi, invece, vorrà avere un contatto fisico col medioevo, potrà salire sulla Torre Grossa e godere di un superbo panorama. Escursione di mezza giornata che può diventare di una giornata intera con pranzo e visita in fattoria nei pressi di San Gimignano, oltre ad una visita più attenta della cittadina.

 

Durata: 3/6 h max

Ingressi da pagare: Collegiata o Torre Grossa a San Gimignano.

 

 

 

Il paesaggio del Chianti è quanto di più antropizzato si possa immaginare: è un rincorrersi di colline ghiaiose battute dai venti caratterizzate, ovunque, dalla presenza di castelli, chiesette, case coloniche sparse, antichi agglomerati e … vigneti!

Propongo di visitare il Castello di Brolio del Conte Bettino Ricasoli, cui dobbiamo la primitiva formula del Chianti, e successivamente Castellina, borgo di origine etrusca presso il quale sono state scoperte tombe risalenti al VI secolo a.C. Visita del Museo Archeologico.

Su richiesta, posso accompagnarvi fino a Panzano, dove in uno dei ristoranti del simpatico Dario Cecchini il wine tour diventerà un sapido “wine and meat tour”!

 

Durata: 3 h max, più eventuale prolungamento a Panzano.

Ingressi da pagare: Castello di Brolio e Museo Archeologico di Castellina in Chianti.

 

 

 

Circondato da boschi e vigneti, il colle di Montalcino domina tutto il paesaggio circostante con i suoi 564 metri: visiteremo la fortezza trecentesca, nella cui enoteca potremo assaggiare il famoso Brunello, la chiesa dei Senesi e quella della Madonna del Soccorso, la piazza centrale con le Logge, il Palazzo Pretorio, oltre ad un bar e ad una farmacia d’epoca.

Ci trasferiremo, quindi, a Sant’Angelo in Colle per il pranzo: dalla sommità di quella collina la veduta non potrebbe esser più ampia! Visita del borgo e trasferimento al Castello Banfi dove vedremo un insolito, preziosissimo e fragile museo: il Museo del Vetro e della Bottiglia. In chiusura, un assaggio di Brunello.

 

Durata: 6 h max

Ingressi da pagare: Rocca di Montalcino, Museo del Vetro di Castello Banfi